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Cagliari, “Mia madre guarita dal Covid con una broncopolmonite lasciata ore al gelo”

di Ennio Neri
4 Gennaio 2021
in cagliari, zapertura

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Cagliari, “Mia madre guarita dal Covid con una broncopolmonite lasciata ore al gelo”

D. S. La paziente rimasta due ore al gelo nel parcheggio dell'ospedale

E’ rimasta all’alba in un ambulanza nel parcheggio del Policlinico col portellone aperto in attesa di una visita. Si chiama D. S., ha 56 anni di Monserrato ed è negativa dopo Covid, ma per una questione di protocollo non poteva entrare all’ospedale senza il tampone. Ha anche chiamato i carabinieri che però hanno dato di fatto ragione all’ospedale e al personale sanitario dicendo che loro non potevano intervenire e che, per loro, avrebbero solo potuto presentare una denuncia e attendere. E alla fine il freddo ha prevalso e l’ha donna, dopo circa due ore, ha chiamato i parenti per farsi portare a casa al caldo. Oggi i familiari sono infuriati.

La vicenda è stata raccontata su Facebook dalla figlia. “Come alcuni sapranno mamma é stata positiva per tre settimane ed é stata ricoverata per 11 giorni in ospedale per broncopolmonite da SARS COVID-19. Dopo essere stata dimessa dall’ospedale é stata in quarantena presso casa di mia nonna (anche lei positiva).

Il 31 ha finalmente ricevuto l’esito negativo del tampone, insieme alla comunicazione del termine del suo isolamento in seguito alla sua guarigione (e conseguentemente l’autorizzazione a tornare a lavoro a partire dal 2 gennaio).

Ieri notte peró ha iniziato a stare male e a sentire un forte dolore al petto. Visto che la situazione non migliorava ha deciso di chiamare il 118 per essere visitata a domicilio da un medico. Dopo essere stata visitata, la dottoressa ha ritenuto fosse necessaria una consulenza medica più approfondita, perció é stata chiamata un’altra ambulanza (di volontari) per portarla in ospedale.

L’ambulanza l’ha quindi accompagnata al Policlinico (in tutto ció lei indossava un pigiama e una vestaglia ed erano le 5:30 del mattino, con 2 gradi). Una volta arrivata nel piazzale del Policlinico mia madre viene lasciata in ambulanza con il portellone aperto (ripeto, c’erano 2 gradi), in quanto, secondo l’operatore il protocollo prevedesse cosí. Io ora mi chiedo, sul serio? Questo protocollo vale ovunque? Anche al centro Sardegna o al nord Italia dove é da giorni che nevica e le temperature sono sotto 0?

Ora immaginate, una persona reduce da una broncopolmonite (e che quindi non puó per nessun motivo prendere freddo per il rischio di una ricaduta) dentro un ambulanza aperta con addosso solo un pigiama (leggero, perché a casa c’é caldo) e una vestaglia, in attesa che qualcuno le dica cosa fare.

Dopo una serie di minuti é arrivato un infermiere dell’ospedale per prendere il nominativo e le ha chiesto il referto dell’ultimo tampone dove risultasse negativa (il quarto, fra tutti quelli fatti nell’ultimo mese), per poi affermare che questo tampone non avesse alcun valore in quanto si potesse trattare di un falso negativo.

Seguendo la logica di questo protocollo lei, con il suo tampone negativo, secondo l’ATS sarebbe potuta uscire di casa e tornare a lavoro, ma non entrare in ospedale per una semplice consulenza medica.

Le é stato detto quindi che per essere visitata avrebbe dovuto fare un altro tampone. E fin qui ci siamo, la regola vale per tutti, deve fare il tampone prima di poter entrare.

Il problema é che solo per fare il tampone avrebbe dovuto aspettare in ambulanza dalle 4 alle 6 ore, con il portellone aperto alle 5:30 di mattina con 2 gradi.

In attesa di fare questo tampone, il dolore continuava, e nel frattempo ha iniziato a stare male per il freddo, rischiando quasi l’ipotermia o per lo meno una ricaduta (e una ricaduta della broncopolmonite é l’ultima cosa che vuoi se sei appena uscita dall’incubo del virus dopo tre settimane positiva).

Dopo aver chiesto ripetutamente di chiudere il portellone le é stato ripetuto che il protocollo non lo permettesse. A quel punto ha provato ad entrare in una stanzetta del pronto soccorso per chiedere se ci fosse un posto al chiuso dove poter aspettare e il risultato é stato quello essere presa ad urla da un infermiere in quanto lei non potesse entrare e dovesse stare in ambulanza ad aspettare.

Passate piú di due ore, non riuscendo piú a reggere il freddo, ha deciso di chiamare mia zia per venirla a prendere e riportarla a casa.

Ora fortunatamente mamma é a casa, al caldo, ma stamattina quando me la sono ritrovata davanti ancora tremava e aveva i brividi dal freddo, i piedi e le mani viola, oltre ad essere traumatizzata per la brutta esperienza appena vissuta. Ancora ora (di pomeriggio) continua ad avere brividi e il dolore al petto persiste, con l’aggiunta della preoccupazione che la sua situazione a livello polmonare possa essere peggiorata.

Questo post ha il mero scopo di mettere in evidenza un problema di cui molti sono a conoscenza ma di cui solo in pochi parlano, ovvero quello dei tamponi per chi deve entrare in ospedale o essere ricoverato, e i tempi di attesa per poterli fare e riceverne gli esiti.

Io penso che se la stessa cosa fosse successa ad una persona anziana, con delle difese immunitarie basse e poche forze, probabilmente non sarebbe andata altrettanto bene.

La veritá é che questa emergenza sanitaria in Sardegna é gestita in modo imbarazzante. Se devi essere ricoverato in ospedale rischi di aspettare ore e ore in ambulanza solo per fare il tampone (o per aspettarne l’esito) e questo non é né normale né accettabile.

In conclusione riporto l’enorme contraddizione secondo la quale per l’ATS Sardegna se risulti negativo al tampone puoi tranquillamente uscire di casa e tornare a lavoro, ma per entrare in una struttura ospedaliera il tuo tampone negativo perde completamente valore e sei considerato ancora un paziente a rischio contagio.

Chiedo di condividere il post in modo da far sapere a piú persone possibili in che condizioni si trovano coloro che hanno necessitá di assistenza ospedaliera e per denunciare quanto é successo, sperando che non capiti a nessun altro un’esperienza simile”.

La vicenda è stata raccontata su Facebook anche da una sorella della paziente coinvolta”.

Tags: polmonite
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