Si è svolta l’assemblea pubblica nell’aula consiliare del comune per discutere la crisi dell’industria.
La proprietà ha infatti annunciato di voler ridurre in modo considerevole i volumi produttivi che passerebbero da 100mila a 40mila tonnellate annue. Questo si tradurrà in una riduzione anche del personale con ricadute economiche drammatiche sulle famiglie e il territorio. I rappresentanti politici, coalizzati, hanno dialogato “per proporre soluzioni.
È questo il momento giusto per sostenere iniziative che garantiscano continuità reddituale ai lavoratori, unità e piena rappresentanza sindacale, impegno e partecipazione istituzionale a tutti i livelli. Ognuno ha il dovere di fare la propria parte attivamente e con onestà intellettuale” ha espresso Stefano Demontis, FdI.
Il segretario Efisio De Muru ha spiegato pochi giorni fa : “Dobbiamo assolutamente evitare che si usi la crisi in Medio Oriente per giustificare conseguenze così nefaste per le nostre comunità”.
Walter Marongiu con la delega alle politiche del lavoro nelle segreteria provinciale ha anche sottolineato “l’importanza di tutelare e incoraggiare il dialogo sindacale che l’azienda non deve vivere come un ostacolo preferendo trattative con i singoli lavoratori. Si punti alla tutela dei posti di lavoro e non alle fuori uscite volontarie”.
De Muru ha poi ricordato l’importanza di “individuare attraverso tavoli istituzionali strategie di lungo termine per garantire la sopravvivenza del sito produttivo. La desertificazione industriale ormai sembra sempre più vicina e come Partito Democratico dobbiamo trovare soluzioni concrete sul lungo periodo per scongiurare questa deriva”.
Sulla vicenda è intervenuto anche Alessandro Casula, capogruppo del Partito Democratico nel Consiglio comunale di Assemini, che chiede alle istituzioni regionali la massima attenzione per l’area industriale di Macchiareddu.
“Dopo la crisi della Bekaert – sottolinea Casula – oggi un altro importante sito produttivo del territorio entra in una fase di forte difficoltà. Non possiamo permettere che Macchiareddu continui a perdere pezzi del suo tessuto industriale e occupazionale. Serve un intervento immediato della Regione e l’apertura di un confronto serio con tutte le parti coinvolte per tutelare lavoratori, famiglie e prospettive produttive del territorio”.
Per Sandro Sanna, Movimento 5 Stelle: “Le ricadute sul nostro territorio sono drammatiche e non è più tollerabile stare solo a guardare sperando che qualcuno faccia qualcosa.
Stare dalla parte dei lavoratori significa costruire prospettive concrete, perché chi lavora a Macchiareddu non chiede assistenza, ma chiede futuro, stabilità e dignità.
Macchiareddu è Assemini: è la storia di tante lavoratrici e lavoratori che hanno scelto Assemini per vivere e prosperare. Non possiamo permettere che questo patto venga tradito.
Serve una scelta politica chiara e condivisa per salvare e rilanciare il polo industriale e difendere il futuro della nostra comunità e della Sardegna”.
Erano presenti anche l’Assessore Cani, il vicepresidente della Regione Comandini e le organizzazioni sindacali: “Un segnale importante di attenzione istituzionale e di unità davanti a una vertenza che riguarda il futuro occupazionale del territorio” esprime Rachele Garau, rappresentante del Comune di Cagliari.
“Accogliamo positivamente questo primo tavolo di confronto, con l’auspicio che possa rappresentare l’inizio di un percorso concreto e condiviso, capace di costruire soluzioni reali per la tutela dei lavoratori e delle lavoratrici che rischiano di perdere il proprio posto di lavoro”.
L’assessore Alessia Meloni: “In molti, troppi, respirano aria di dejà vu.
Primi tagli, spostamento del capitale, chiusura.
Stavolta mancano le trattative con i sindacati, in barba a qualsiasi norma che tuteli il sacrosanto diritto dei lavoratori. L’azienda sceglie di approcciarsi direttamente con il lavoratore in un finto rapporto one2one, che così non è. Come potrebbe mai esserlo?
E allora tutti vorrebbero potersi sedere a quel tavolo, ma nessuno ha di fatto istituito un tavolo. E cosi ci ritroviamo tutti a parlare di crisi che ancora vertenza non è.
Tutti ci troviamo a riscoprire un amore per l’industria, ma non quella del passato. Non quella che, seppur generando redditi, ha depredato territori per trasformarli in deserti.
Personalmente ho un ricordo della Fluorsid appartenente al mio passato da ricercatrice. Il ricordo di un’azienda giovane, riservata, che esportava innovazione e che vantava nel mondo importanti progetti sperimentali trasformando sottoprodotti in potenti prodotti per l’edilizia.
Questa è l’industria che vorremo ritrovare.
Siamo consapevoli che non esista un’industria a impatto zero. Siamo anche consapevoli che l’unica logica non debba essere il profitto.
Vorremo un’industria etica e sostenibile. Questo è quello che chiedono i territori, questo è quello su cui varrebbe la pena costruire un progetto di sviluppo.
Etico e sostenibile”.
Quella Fluorsid è l’ennesima crisi, insomma, per l’area industriale di Macchiareddu e dall’assemblea è emersa la volontà di risolvere i problemi che affliggono tutto il settore già messo a dura prova.












