“Lo scrivo in maiuscolo per urlarlo al mondo.
Non certo per esibizionismo, cosa ci dovrebbe essere di esibizionista nell’essere se stessi?
In questi giorni ho letto e riletto lo stesso tipo di commenti sulla carriera alias per i dipendenti del Comune di Cagliari.
Commenti vomitevoli, che vanno oltre la mancanza di empatia e di rispetto per la vita altrui.
Ci tengo a rispondere a tutti coloro che affermano che “le priorità sono altre”.
Ebbene sì, ci sono tante priorità di cui si occupano tanti diversi uffici in contemporanea.
Ergo, si può dare priorità a tante situazioni contemporaneamente.
Di fatto della sicurezza e del decoro pubblico non se ne occupa certo l’ufficio/Assessorato che ha emanato questa POSSIBILITÀ.
E ci tengo a sottolineare “possibilità”, perché non è un vincolo, non è un obbligo, ma è tutto l’opposto: un diritto.
In questi giorni si parla tanto sui Social del Pride che avverrà tra circa un mese, ed è inutile descrivere la moltitudine di commenti vomitevoli che arrivano da persone che hanno letto quella stessa notizia del Comune di Cagliari”.
“Io non sono un fan del Pride, perché è oramai diventato un fatto politico, e lo preferivo quando era più autentico e vivo, ma ciò non toglie che quel giorno ci saranno esseri umani, ci saranno storie di vita e di sofferenza celate dietro un’atmosfera di festa.
La società cambia, evolve, che ci piaccia o meno.
Ed è compito delle Istituzioni come del cittadino comune stesso, farsi carico della società in cui vive e adattarsi.
La società, ad oggi, per quanto complessa e distruttiva, ha dimostrato che insieme, possiamo farcela.
Quindi sì, amo un ragazzo, e sono pro a questa direttiva interna pur riconoscendomi nel mio sesso biologico… è un qualcosa che serve a me? Certo che no, ma se può aiutare chi ne ha bisogno e a me non toglie niente, anzi, aggiunge perché vedo delle persone stare meglio, perché dovrei essere contro?”.












