Uta, tra i reperti archeologici un maxi impianto Bess da 478,8 MW: le batterie di accumulo verrebbero realizzate a poca distanza dalla chiesa di Santa Lucia, luogo simbolico e identitario per il territorio.
La protesta del Comitato Difesa territorio di Uta: “Questa non è la transizione energetica che vogliamo”.
Ecco cosa cosa sta accadendo: “È stato avviato il procedimento per la realizzazione di un gigantesco impianto BESS da 478,8 MW tra Uta e Assemini, nell’area di Planemesu – Macchiareddu.
Ma il punto più grave è un altro.
La società proponente ha richiesto ufficialmente l’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio e la dichiarazione di pubblica utilità dell’opera”. In poche parole i “terreni privati potrebbero essere sottoposti a espropri o servitù forzate per consentire la realizzazione dell’impianto e delle opere elettriche connesse.
E secondo quanto emerge dagli atti, alcune servitù verrebbero indennizzate con cifre vicine a 1 euro al metro quadro”.
Scatta la protesta: “Il Comitato di Uta sta inoltre lavorando per avere un quadro più chiaro e dettagliato sui terreni coinvolti e sui proprietari che potrebbero essere interessati dagli espropri e dalle servitù.
Perché il problema non si fermerebbe alla sola area indicata di Planemesu.
Le opere di connessione proseguirebbero infatti attraversando diversi territori, coinvolgendo aree tra Uta, Assemini, Decimomannu, Villaspeciosa, Decimoputzu e Villasor”.
Planemesu è un’area ricca di testimonianze storiche e archeologiche: reperti e strutture di epoca nuragica, ma anche presenze e testimonianze militari che fanno parte della memoria del territorio.
“E bisogna evidenziare anche un altro aspetto importante: il parco BESS verrebbe realizzato a poca distanza dalla chiesa di Santa Lucia, luogo simbolico e identitario per il territorio.
Ancora una volta la sensazione è che la Sardegna venga vista solo come la grande batteria d’Europa, sacrificando territori, identità, paesaggio e comunità locali.
Gli elaborati sono depositati nei Comuni interessati e i cittadini hanno soltanto 30 giorni per presentare osservazioni”.
L’auspicio è che le istituzioni di competenza si oppongano “con atti concreti, scritti ufficiali e presenza fisica nei tavoli decisionali, e non soltanto con dichiarazioni di circostanza.
Uta ha già dato abbastanza.
E sappiamo tutti le preoccupazioni e i rischi legati a impianti di accumulo di queste dimensioni”.













