Il viaggio è quello della speranza e della preghiera per arrivare sani e salvi a destinazione. Poco più di 30 chilometri e oltre un’ora di viaggio dove il pericolo è dietro ogni curva: “Di giorno si resiste ma la notte? Un’arteria così importante è impensabile sia lasciata abbandonata a se stessa”.
Partenza alle ore 7 “per arrivare in anticipo, ma sono arrivato con oltre 15 minuti di ritardo” racconta l’uomo, “ho spiegato la situazione al medico con il quale avevo appuntamento e mi ha risposto “lo so, dite tutti così, ma non è colpa nostra”. No, non lo è, anzi, i sanitari, tutti gentilissimi, sono vittime come noi”.
Per i meno esperti utilizzare il navigatore è d’obbligo, nessuna indicazione stradale presente e, dopo Villamar, si viaggia come sulle montagne russe o su una giostra adrenalinica “dove ogni curva e ogni fosso sono un sussulto al cuore”. Ma le emozioni non sono finite: un gregge di pecore occupa la strada all’improvviso, “evitate per miracolo, fanno parte del territorio ma in mezzo alla carreggiata sono veramente un pericolo”. Il navigatore poi dirotta per una arteria non ben identificata, “dove una macchina passa appena e le buche sono crateri. Perché? Ho sbagliato io? Il navigatore? Ma non ci sono cartelli. Dopo circa 7-10 chilometri, finalmente la strada è quasi degna di essere chiamata tale e c’è anche l’indicazione per Isili. Questa è la Città Metropolitana di Cagliari? Per favore, aggiustate le strade e posizionate qualche cartello in più, qua in gioco c’è la vita delle persone”.










