Oltre 230 mila euro di consulenze pubbliche affidate per il progetto del nuovo stadio, molte delle quali successive all’accordo politico raggiunto tra Comune e Cagliari Calcio sul canone concessorio. È questo il nodo sollevato dal consigliere comunale del gruppo Civica 2024, Giuseppe Farris, che punta l’attenzione non tanto sul merito dell’operazione, quanto sul metodo amministrativo seguito dall’amministrazione. La vicenda riguarda uno dei progetti più rilevanti per il futuro della città: una concessione della durata di 50 anni che interessa circa 100 mila metri quadrati di patrimonio pubblico e un investimento complessivo da centinaia di milioni di euro. Secondo quanto evidenziato dal consigliere, il 1° aprile scorso si sarebbe svolta la riunione decisiva tra Comune e rappresentanti del Cagliari Calcio, conclusa con la cosiddetta “fumata bianca” sull’importo del canone concessorio, fissato in una media di 150 mila euro annui. Tuttavia, dopo quella data sarebbero arrivate alcune delle valutazioni tecniche più significative per determinare la congruità economica e giuridica dell’operazione. Una consulenza estimativa dal valore di circa 20 mila euro sarebbe stata depositata il 14 aprile, quindi quasi due settimane dopo l’intesa sul canone. A questa si aggiunge una perizia relativa al valore residuo delle opere e delle urbanizzazioni, affidata per circa 12 mila euro e depositata il 5 maggio. Infine, il 4 maggio sarebbe stato conferito un ulteriore incarico specialistico e legale da circa 200 mila euro. Nel complesso, il conto delle consulenze supera i 230 mila euro. Da qui l’interrogativo politico e istituzionale posto dal consigliere: quale funzione hanno avuto le consulenze affidate e depositate successivamente all’accordo del 1° aprile? «Se era già stato trovato l’accordo sul canone – osserva – occorre capire se tali incarichi siano serviti a verificare la legittimità e la convenienza dell’operazione oppure a costruire successivamente la cornice tecnica di una decisione già assunta». Una distinzione che, secondo l’esponente dell’opposizione, è tutt’altro che formale. Nel primo caso si tratterebbe di una normale attività istruttoria prevista dall’ordinamento amministrativo. Nel secondo, invece, emergerebbero interrogativi sul percorso decisionale seguito dall’amministrazione.











