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Cagliari, medici di famiglia stremati: “Telefonate a ogni ora anche per piccoli sintomi, tutti vogliono il vaccino”

di Paolo Rapeanu
17 Novembre 2020
in cagliari, zapertura1

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Cagliari, medici di famiglia stremati: “Telefonate a ogni ora anche per piccoli sintomi, tutti vogliono il vaccino”

I telefoni dei medici di famiglia? “Bollenti”, dalla mattina alla sera, fine settimana inclusi. Con l’emergenza Covid che blocca molte tipologie di visite negli ospedali, i cagliaritani si rivolgono in massa al dottore o alla dottoressa che, sino a prima dell’inizio della pandemia, contattavano solo per qualche ricetta o visita “standard”. Adesso, invece, ogni motivo legato alla salute è valido per fare telefonate o fissare appuntamenti. O, addirittura, in qualche caso, per presentarsi in ambulatorio senza aver nemmeno preso appuntamento. La situazione di “emergenza nell’emergenza” viene raccontata da più di un medico, tanto di Cagliari quanto dell’hinterland: una richiesta di vaccino, un ritardo nell’arrivo del referto di un tampone Covid, ma ci sono anche tutte le altre patologie da tenere sott’occhio. Il lavoro è aumentato vertiginosamente, e la situazione non sembra che possa migliorare in tempi rapidi. La richiesta unanime è una, e chiara: serve più coordinamento con la sanità regionale: perché, tra orari “sballati” e richieste di aiuto a quasi tutte le ore, il sistema rischia di andare in tilt.

Alessandra Lai, 63 anni, ha il suo ambulatorio in via Tuveri: “Capisco che tutti siano oberati di lavoro, ma bisogna trovare una soluzione. Un esempio? I vaccini per l’influenza: a me, sinora, ne hanno dati pochi e li ho riservati per le persone fragili. Adesso tutti vogliono farlo, anche per l’effetto del Covid: spiego che le scorte non sono ancora arrivate ma, ormai, non so più davvero cosa dire perché in tanti non mi credono e pensano che io non voglia somministrarglielo”, racconta. “Da marzo non ho mai smesso di lavorare, ogni giorno ricevo tantissime telefonate e mi sto occupando di vari casi di positivi al Coronavirus in attesa del secondo tampone. Più di uno mi implora di firmargli il certificato per tornare al lavoro, sennò rischiano di non prendere lo stipendio per via del contratto che hanno. Ma non posso, ovviamente. Le perdite di tempo sono molte, siamo chiamati a metterci in contatto noi con l’Inps, inviando email Pec e spiegando il perché del ritardo dei documenti. Serve più contatto tra noi e l’Igiene pubblica e l’Unità di crisi regionale, noi gestiamo anche malattie slegate dal Covid”. Critico anche Flavio Busonera, da quarantuno anni medico di famiglia a Quartu, in via Leoncavallo: “C’è molta disorganizzazione, tanti pazienti col Covid non vengono seguiti a domicilio. Sto gestendo dei casi a distanza di cittadini in isolamento. Gli accessi all’ambulatorio sono diventati esorbitanti”, dichiara, “ricevo 90 telefonate al giorno dalle otto del mattino in poi, spesso anche la notte e nei weekend. C’è anche una questione di paura che è entrata nelle teste delle persone, chiamano anche per il minimo sintomo. I servizi specialistici ambulatoriali lavorano col contagocce e gli accessi alle Assl sono bloccati, per noi è un lavoro ulteriore perché dobbiamo supplire alla mancanza di terapie specialistiche e consulenze. Mi è capitato di vedermi arrivare nello studio pazienti positivi, senza contare tutte le chiamate di allerta per i minimi sintomi legati al Covid. Compilo la scheda per il primo contatto con l’Ats, ma poi i miei pazienti non vengono contattati per il tampone, c’è chi attende anche da venti giorni. Bisogna investire più soldi a assumere altro personale per evadere le richieste di aiuto che, in un momento simile, sono fondamentali. Tracciare le persone positive è alla base di una lotta seria all’epidemia, deve farlo il servizio dell’Igiene pubblica che, ora come ora, sta latitando”.

Tags: famigliamedici
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