È stata approvata con i voti della maggioranza la delibera sul Partenariato Speciale Pubblico Privato, per la valorizzazione e gestione del Centro d’Arte e Cultura EXMA, comprensiva dello schema d’accordo e della proposta progettuale presentata dal Teatro di Sardegna insieme ad altri soggetti aggregati.
Nel corso del dibattito in Aula, tra gli interventi più duri e tecnicamente argomentati c’è stato quello del consigliere e avvocato Giuseppe Farris, che ha motivato il proprio voto contrario precisando però subito un punto politico fondamentale: la contrarietà non riguarda lo strumento del partenariato pubblico-privato in sé, ma esclusivamente le modalità con cui la procedura è stata condotta.
“Come ho sempre fatto e sempre farò – ha spiegato Farris – voto le proposte che ritengo nell’interesse della città, indipendentemente da chi le presenti”. Una premessa utile a sgomberare il campo da interpretazioni ideologiche.
Il cuore del suo intervento è stato invece un duro richiamo ai principi giuridici che regolano le procedure pubbliche, soprattutto quando coinvolgono beni culturali. Farris ha contestato apertamente i riferimenti normativi richiamati dalla maggioranza, parlando di citazioni “fuori contesto” e invitando piuttosto a leggere le linee guida del Ministero della Cultura sul partenariato pubblico-privato nei siti culturali.
Il principio della concorrenza, ha spiegato Farris, sarebbe stato compromesso dal metodo seguito dall’amministrazione.
“Per quale motivo si pubblica un avviso pubblico? Per rispettare il principio di concorrenza”, ha detto in Aula. Da qui l’affondo politico e tecnico alla Giunta: “Le regole del gioco non possono essere stabilite dopo la pubblicazione dell’avviso e dopo la presentazione delle offerte”.
Parole pronunciate con il tono di una vera lezione di giurisprudenza amministrativa, che hanno rappresentato una dura strigliata all’esecutivo cittadino sulla gestione dell’intera vicenda EXMA.
Farris ha quindi annunciato il voto contrario, ribadendo che la sua posizione nasce dalla necessità di garantire trasparenza, legalità e parità di trattamento nelle procedure pubbliche, soprattutto quando riguardano spazi culturali strategici per la città.











