Posti esauriti nelle strutture Anestesia e Rianimazione, Cardioanestesia, Cardiologia e UTIC, Ortopedia e Traumatologia, Chirurgia della Mano e Microchirurgia Ortopedica e Traumatologica, Chirurgia ed Interventistica Toracica, Gastroenterologia, Medicina D’Urgenza, Medicina Generale, Neurochirurgi, nonostante le rassicurazioni giunte ieri attraverso una nota ufficiale, oggi la situazione è questa. Nuovi ricoveri durante la notte, tutti in fila lungo il corridoio, e tra i pazienti in attesa di un posto letto ordinario c’è anche chi ha patologie infettive.
Ore 13, si aprono le porte ai visitatori dei pazienti ricoverati, lungo gli anditi c’è un via vai di uomini e donne che osservano imbarazzati i malati seduti nei letti. Un piccolo paravento, quando è disponibile, delimita il confine che non copre, e tanto meno nasconde, l’indignazione di chi si immerge in una situazione insostenibile, non tollerabile.
Tante le lamentele da parte dei ricoverati e dei visitatori, che, con una simbolica pacca sulle spalle, sono solidali con medici e operatori sanitari impegnati senza tregua.
Accogliamo con favore il riconoscimento, contenuto nel documento regionale, del carattere strutturale e sistemico della crisi dell’emergenza-urgenza e della necessità di rafforzare l’integrazione tra ospedale e territorio, migliorare la gestione dei flussi di ricovero, potenziare la continuità assistenziale e ridurre il fenomeno del boarding nei Pronto Soccorso.
Riteniamo tuttavia necessario evidenziare alcune rilevanti criticità che, allo stato attuale, rischiano di compromettere la concreta sostenibilità del modello delineato nel Piano.
La strategia regionale appare infatti fondata sul progressivo decongestionamento dei Pronto Soccorso attraverso il rafforzamento della rete territoriale, dell’assistenza domiciliare, delle Centrali Operative Territoriali, degli Ospedali di Comunità e dei percorsi di presa in carico extraospedaliera.
Tale modello, pur condivisibile negli obiettivi generali, richiede però una disponibilità di personale sanitario — medici, infermieri, operatori socio-sanitari e professionisti dell’emergenza-urgenza — che oggi risulta oggettivamente insufficiente in numerose aree della Sardegna.
Le carenze di organico nei Pronto Soccorso, nel sistema 118 e nei servizi territoriali sono note e documentate dagli stessi atti regionali, dalle procedure straordinarie di reclutamento attivate negli ultimi mesi e dalle ripetute segnalazioni provenienti dalle organizzazioni sindacali e professionali del settore sanitario.
Appare pertanto difficile comprendere in che modo il previsto ampliamento dell’assistenza territoriale e domiciliare possa produrre risultati concreti senza un contestuale e significativo incremento stabile del personale sanitario disponibile.
L’assistenza domiciliare, infatti, non rappresenta una semplice riduzione del carico ospedaliero, ma richiede un elevato impiego di risorse umane diffuse sul territorio, continuità assistenziale, presa in carico multidisciplinare e capacità organizzativa costante”.
Non solo: “Vi è inoltre il rischio che il processo di territorializzazione dell’assistenza, se non accompagnato da adeguati investimenti strutturali e da un reale potenziamento degli organici, possa tradursi in un trasferimento delle criticità dall’ospedale al territorio, senza incidere concretamente sui tempi di attesa nei Pronto Soccorso e sulla permanenza prolungata dei pazienti in barella.
Si ritiene pertanto indispensabile chiarire: quali siano le effettive dotazioni organiche previste per sostenere il modello territoriale delineato nel Piano regionale;
quali tempistiche realistiche siano previste per la copertura delle carenze di personale;
come la Regione intenda garantire l’operatività delle Case della Comunità, dell’assistenza domiciliare e degli Ospedali di Comunità nelle aree già oggi caratterizzate da forte insufficienza di medici e infermieri; quali misure concrete siano previste per evitare che la riduzione della pressione ospedaliera avvenga senza una preventiva piena attivazione della rete territoriale.
Con specifico riferimento all’area metropolitana di Cagliari, l’Associazione ritiene inoltre che l’ex Ospedale Marino possa rappresentare una risorsa strategica nell’ambito della riorganizzazione sanitaria regionale richiamata nel Piano”.
Si propone pertanto “di valutare la destinazione del presidio a struttura intermedia pubblica dedicata alla gestione dei pazienti post-acuti, cronici stabilizzati, fragili e a bassa intensità assistenziale, così da contribuire concretamente:
alla riduzione del sovraffollamento dei Pronto Soccorso; alla diminuzione dell’occupazione impropria dei posti letto ospedalieri per acuti;
al miglioramento delle dimissioni protette; alla creazione di un collegamento reale tra ospedale, territorio e assistenza domiciliare.
Una soluzione di questo tipo consentirebbe di rafforzare concretamente il modello di continuità assistenziale richiamato dalla stessa Regione, evitando che il processo di territorializzazione resti privo delle necessarie strutture intermedie di supporto.
L’Associazione auspica pertanto che il confronto su tali temi possa proseguire in modo trasparente e concreto, ponendo al centro non soltanto gli obiettivi programmatici del Piano regionale, ma anche la reale sostenibilità operativa delle misure annunciate” spiega la presidente Maria Francesca Congiu.
“Abbiamo preso atto delle osservazioni formulate, soprattutto in tema di carenza di personale e di sostenibilità del rafforzamento della rete territoriale” risponde la segreteria dell’assessore dell’Igiene e Sanità e dell’Assistenza Sociale. “Le tematiche evidenziate, incluse dotazioni organiche, tempistiche di reclutamento e attivazione dei servizi territoriali, sono oggetto di specifica programmazione e monitoraggio nell’ambito dell’attuazione del Piano.
Prendiamo atto anche della proposta relativa alla valorizzazione dell’ex Ospedale Marino, anch’esso oggetto di specifica programmazione”.











