L’arma con cui è stata uccisa Chiara Poggi lavata e conservata in uno zaino o contenitore. Questa è l’ipotesi dei Ris di Cagliari sul caso Garlasco dopo la Blood pattern analysis (BPA).
Un caso che, di giorno in giorno, si arricchisce di nuovi importanti elementi fondamentali alla ricostruzione del delitto.
“Com’è noto l’abitazione della famiglia Poggi è costituita da una villetta unifamiliare circondata da giardino con un muro perimetrale e separazione dalla strada pubblica e dalle abitazione confinanti – scrivono i carabinieri del Ris – Gli elementi informativi raccolti negli atti a disposizione del CTI non hanno mai evidenziato la presenza di segni di effrazione sugli infissi esterni dell’immobile”.
Secondo la Procura di Pavia, “tale circostanza rende pressochè acclarato che la vittima abbia aperto quanto meno la porta d’ingresso dell’abitazione al proprio aggressore e quindi lo stesso abbia avuto accesso alla casa attraverso il portone d’ingresso”.
«Altresì – si legge ancora – sul percorso contrario di uscita dell’aggressore risulta di rilievo l’assenza pressoché totale di macchie ematiche che, almeno per quanto riguarda l’arma o le armi utilizzate, sicuramente abbondantemente imbrattate di materiale ematico, se trasportate all’esterno avrebbero necessariamente lasciato una serie di macchie”. “Al contrario non vi è traccia di tutto ciò a partire da prima della soglia del portone tanto da far ipotizzare che le armi siano state lavate con estrema attenzione prima di uscire o siano state riposte in un contenitore (es. zaino, avvolte in asciugamani o simili)”.
A proposito di asciugamani, da casa Poggi mancherebbe due teli mari: secondo i Ris di Cagliari potrebbero essere stati utilizzati proprio dall’assassino.












