È scontro politico in Consiglio comunale a Cagliari sul futuro dell’ex mercato civico di Sant’Elia. Al centro del dibattito la scelta dell’amministrazione di destinare gli spazi principalmente all’emporio solidale e al centro di giustizia riparativa, una decisione che il centrodestra giudica insufficiente e calata dall’alto.
A intervenire qui, a nome dei consiglieri di centrodestra, è la consigliera di Lega-Anima Sardegna Alessandra Zedda, ex assessore al Lavoro, che ha spiegato come il tema principale emerso durante il confronto sia stato quello della necessità di evitare che uno storico presidio commerciale e sociale del quartiere venga ridotto esclusivamente a due funzioni di carattere sociale.
“Abbiamo ribadito che il valore del mercato civico va ben oltre – ha sottolineato Zedda – perché per 26 anni ha rappresentato un punto di riferimento commerciale, produttivo e di integrazione sociale non solo per Sant’Elia, ma anche per i quartieri vicini come il Sole, La Palma e San Bartolomeo”.
La minoranza lamenta soprattutto la mancanza di coinvolgimento dei residenti e delle associazioni di categoria nelle decisioni assunte dalla Giunta. “Le scelte sono state esclusivamente dell’assessore e dell’esecutivo – ha attaccato la consigliera – senza alcun confronto reale con il territorio”.
Nel corso della discussione è stato ricordato anche il malcontento espresso dal comitato di quartiere, che ha presentato proposte scritte con idee alternative e integrative rispetto ai due progetti attualmente previsti.
Per il centrodestra, infatti, la rigenerazione dello stabile dovrebbe essere molto più ampia e trasformare l’ex mercato in uno spazio multifunzionale capace di ospitare attività culturali, produttive e sociali insieme. Tra le ipotesi avanzate figurano un museo del mare, un mercato dedicato alla degustazione delle specialità ittiche locali con il coinvolgimento delle cooperative dei pescatori, sul modello di Barcellona, ma anche spazi di coworking, biblioteche, centri culturali e aree dedicate agli studenti.
“La rigenerazione urbana deve prevedere tante altre attività oltre a quelle oggi esistenti – conclude Zedda – perché non possiamo accettare che un luogo simbolo della vita del quartiere venga destinato soltanto a due presidi sociali”.












