Cagliari – “Studiare in queste condizioni è disumano”. È questa la denuncia lanciata dall’influencer cagliaritano Chrisvisione, attivo anche nella Consulta Giovani del Comune di Cagliari come vicepresidente, che punta i riflettori su un problema che ogni anno colpisce migliaia di studenti sardi: il caldo insopportabile nelle scuole.
Aule trasformate in veri e propri forni, studenti costretti a seguire le lezioni tra afa e disagi, temperature che spesso superano i 30 gradi già nei mesi di maggio, giugno, settembre e ottobre. Una situazione che, secondo Chrisvisione, non può più essere ignorata.
“In molte scuole si continua a studiare in condizioni estreme – denuncia – senza alcun sistema adeguato di raffrescamento. Gli studenti arrivano in classe con ventagli e bottigliette d’acqua nel tentativo di resistere al caldo, ma tutto questo non è normale”.
Il tema riguarda non solo il comfort, ma anche salute e rendimento scolastico. Le alte temperature, infatti, possono provocare disidratazione, cali di concentrazione, crampi, malori e persino colpi di calore. Condizioni che rendono difficile seguire le lezioni e compromettono il benessere psicofisico di studenti, docenti e personale scolastico.
Da qui la proposta lanciata dall’influencer: installare obbligatoriamente sistemi di climatizzazione nelle scuole, sostituendo i tradizionali termosifoni con pompe di calore moderne, in grado di raffrescare d’estate e riscaldare d’inverno.
“Non si tratta di un lusso o di una follia – spiega – ma di una necessità. Nel 2026 non è più accettabile che l’unica soluzione contro il caldo sia aprire una finestra”.
Secondo Chrisvisione, il progetto potrebbe essere reso sostenibile anche attraverso investimenti in pannelli solari e sistemi energetici efficienti, riducendo così i costi per gli istituti scolastici.
La denuncia riapre un tema discusso da anni ma mai realmente risolto: quello dell’edilizia scolastica e delle condizioni ambientali negli istituti pubblici. In Sardegna, dove le temperature elevate si fanno sentire sempre prima e sempre più intensamente, la questione assume contorni ancora più urgenti. “L’istruzione è un diritto costituzionale – conclude – ma non può essere garantita in ambienti che mettono a rischio la salute degli studenti. Le scuole devono diventare luoghi moderni, sicuri e vivibili”.









