Villasor, silos colmi di grano invenduto e la nuova trebbiatura si avvicina: agricoltori in ginocchio, “il prossimo anno rinunciamo ai cereali”. Nuovo duro colpo al comparto agricolo locale. Dopo una stagione del carciofo al ribasso, quella del frumento duro non si prospetta migliore: “Preferiscono importare dall’estero che valorizzare le nostre eccellenze”. E nemmeno la visita recente del Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida ha rassicurato chi lavora la terra, “il prezzo rimane basso, a quintale la quotazione attuale è di circa 25 euro”.
Un grido disperato quello che giunge dagli imprenditori agricoli che vogliono richiamare l’attenzione sulla crisi che interessa il settore, in particolar modo quella dei cereali, coltura che si avvia alla raccolta. “In paese – raccontano alcuni agricoltori che hanno contattato la Redazione di Casteddu Online – è ancora invenduto il raccolto dello scorso anno. Il motivo? La quotazione era bassa, è stato consevato nei silos con l’auspicio che salisse e, invece, è scesa. Le importazioni decollano, il prodotto locale, invece, no. Per noi è quasi la fine, le spese di produzione sono raddoppiate mentre gli incassi diminuiscono sempre più”.
L’annata per le canciofaie è stata disastrosa: sommerse dalle precipitazioni abbondanti, non hanno riempito il portafoglio di chi ha trascorso mesi interi tra le intemperie climatiche. Ora si aggiunge la quotazione al ribasso del grano e la stangata gasolio, prezzo raddoppiato come al distributore: “A queste condizioni noi molliamo, il prossimo anno non lavoreremo il frumento. Non ci sentiamo tutelati, per il nostro prodotto, certificato “Global Glub Agricoltura, standard internazionale per le buone pratiche agricole, principale sistema di certificazione richiesto dalla grande distribuzione per garantire la sicurezza alimentare, la sostenibilità ambientale e la tutela dei lavoratori, paghiamo solo 15 mila euro all’anno, per rispondere alle richieste per esportare e vendere attraverso le catene di supermercati. Abbiamo investito soldi e tempo per comprare macchinari e costruirci in futuro che, ora, non vediamo più”.
Uno sfogo dettato dalla rabbia quello degli agricoltori che aggiungono: “Spesso veniamo indicati come percettori di contributi ma non è vero. Bisogna essere in regola con i contributi Inps per usufruire dei bonus che non sempre arrivano regolari e versarli regolarmente non sempre è possibile. Noi non vogliamo i contributi, chiediamo solo che il nostro prodotto venga pagato equamente e valorizzato come merita. Invece no, i 25 euro a quintale per il grano racchiudono tutto il nostro malcontento. Abbiamo come la percezione che ci vogliano far abbandonare le nostre terre”.











