A Oristano scopre la moglie morta solo all’orario delle visite: “Era già in camera mortuaria” Era morta da ore in ospedale, ma il marito e la figlia credevano fosse ancora viva e ricoverata nella sua stanza. È quanto accaduto a Oristano, nella clinica Madonna del Rimedio dopo la morte di una donna di 76 anni. Secondo il racconto dei parenti, nessuno avrebbe avvisato il marito e la figlia del decesso: la scoperta sarebbe avvenuta soltanto al momento delle visite, quando il corpo era già stato trasferito in camera mortuaria. La donna, residente a Uras, era ricoverata dal 5 maggio nel reparto di Medicina per diverse patologie. È morta nella notte tra mercoledì e giovedì, intorno alle 3.20. Ma per ore, sostengono i familiari, nessuna telefonata sarebbe arrivata dalla struttura sanitaria. A raccontare la vicenda è la figlia della pensionata, Paola Tomasi. “Avevo accompagnato mio padre in clinica e gli avevo detto di salire da mamma mentre cercavo parcheggio. Poco dopo mi ha chiamato disperato: un’infermiera gli aveva detto che era morta e che si trovava già in camera mortuaria”. Quando la donna è arrivata nel reparto, il letto della madre era già stato liberato. “Ho iniziato a urlare, non riuscivo a capire cosa stesse succedendo. Mi hanno detto che potevo andare direttamente in obitorio. Lì ho trovato mia madre sola, sopra una barella coperta da un lenzuolo”. Secondo il racconto della famiglia, una dottoressa avrebbe spiegato che il personale aveva tentato di salvare la paziente, ammettendo però che ci sarebbe stato un grave errore nella comunicazione con i parenti. “Dalle tre del mattino fino all’ora delle visite c’era tutto il tempo per avvisarci”, denuncia la figlia. “Invece mia madre è stata trasferita in camera mortuaria senza che nessuno ci chiamasse”. Sulla vicenda interviene anche il direttore generale della clinica Madonna del Rimedio, Mario Alberto Floris, che parla di un episodio senza precedenti nella struttura. “In dieci anni non era mai successa una cosa del genere. Ci scusiamo con la famiglia: è stato un evidente errore di comunicazione. Non ci sono però responsabilità sanitarie legate al decesso”.













