Una decisione sofferta ma improcrastinabile, “ormai, anche una semplice colazione, per molti, è diventata un costo troppo alto”.
La crisi non permette di andare avanti, le entrate non consentono di raggiungere il minimo necessario per uno stipendio che valga la pena chiamarlo tale: tutto è aumentato, la maggior parte delle famiglie sono in difficoltà e, di conseguenza, anche le attività commerciali. E Natalia Argiolas, la titolare del bar da ben 13 anni, ha deciso di non proseguire l’agonia che da tempo viveva la sua attività: soprattutto la sera in pochi varcavano il locale e “dietro un bancone c’è sempre qualcuno che lavora, e quel lavoro deve essere pagato” scrive la donna sui social. Un post per salutare i suoi clienti attraverso il quale ha anche spiegato le motivazioni che l’hanno spinta a dire “basta”.
“Il 23 maggio ho deciso di chiudere il mio Cafe Naty.
Non perché non avessi più voglia di lavorare, anzi. Chi mi conosce sa quanti sacrifici, quante sveglie alle 4 del mattino e quanta dedizione ci siano stati dietro questi 13 anni di attività.
Ho deciso di chiudere perché, nell’ultimo periodo, la situazione era diventata insostenibile. E sì, ci vuole CORAGGIO anche a chiudere.
Molte persone si permettono di giudicare il lavoro degli altri senza conoscere davvero i problemi e i sacrifici che ci sono dietro un’attività commerciale.
Quando la sera l’affluenza è minima, tenere aperto non conviene. Dietro un bancone c’è sempre qualcuno che lavora, e quel lavoro deve essere pagato. Ma se non entra abbastanza gente, come si fa a sostenere tutte le spese?
Lavorare gratis non è possibile. E mi chiedo: quanti di voi sarebbero disposti a farlo?
Spesso ci si lamenta perché la domenica o nei giorni festivi un locale resta chiuso. Ma forse non tutti pensano che anche noi abbiamo una famiglia, dei figli, un marito, una vita privata. Anche noi abbiamo diritto a riposare, dopo giornate che iniziano quando fuori è ancora buio e le strade sono deserte.
Non si può pretendere di trovare sempre tutto aperto solo perché, una volta ogni tanto, viene voglia di un aperitivo. Il mondo è cambiato, le abitudini sono cambiate, e purtroppo tante attività stanno vivendo la stessa mia situazione.
Io non sono certamente l’unica. La differenza è che ho trovato il CORAGGIO di dire basta.
Ho scelto io,13 anni fa, di intraprendere questo lavoro, e oggi scelgo io di fermarmi quando il sacrificio non vale più quello che restituisce.
Sono consapevole che, ormai, anche una semplice colazione per molti sia diventata un costo troppo alto e quando si è in difficoltà si eliminano le cose superflue tipo la colazione. Ed è proprio questa realtà che mi ha portata a prendere questa decisione”.











