C’è un angolo di Sardegna dove la terra parla attraverso il vino, e lo fa con una voce antica, fatta di vento, colline e memoria. Un angolo di Sardegna dove la terra sembra raccontarsi da sola, attraverso filari ordinati che seguono il respiro delle colline e il ritmo lento delle stagioni. A Serdiana, tra luce intensa e microclimi unici, sessanta ettari di vigneti disegnano un paesaggio che è insieme natura e memoria. È qui che Lia Tolaini, imprenditrice italo-canadese, ha scelto di investire il suo futuro, raccogliendo da un anno e mezzo l’eredità della storica Cantina Pala.
Un incontro che affonda le radici nel tempo. “Ho amato questi luoghi molto prima di diventarne parte”, racconta. Già oltre vent’anni fa, infatti, quei vini attraversavano l’oceano diretti verso il Nord America, portando con sé il carattere deciso e autentico della Sardegna. Oggi quel legame si è trasformato in qualcosa di più profondo: una missione che unisce passione, visione e responsabilità.
Per Tolaini, il vino è racconto, identità, cultura. È il modo più diretto per entrare in contatto con l’anima di una terra ancora in parte inesplorata, ricca di sfumature e potenzialità. In questo percorso, tradizione e innovazione non si contrappongono, ma convivono: da una parte il rispetto per una storia iniziata nel 1950 con la famiglia Pala, dall’altra uno sguardo contemporaneo fatto di sostenibilità, ricerca e attenzione alla biodiversità.
È proprio da questa visione che nascono nuove sfide enologiche. Accanto ai grandi protagonisti dell’isola, come Cannonau e Vermentino, l’attenzione si sposta su vitigni meno conosciuti ma profondamente identitari: Nuragus e Monica. Due varietà antiche che diventano oggi simbolo di una rinascita possibile.
Così prendono forma Perlia e Perloro, due etichette che racchiudono il senso di questo progetto. Perlia è un Nuragus in purezza che nasce tra le vigne storiche di Is Crabilis, su terreni calcareo-sabbiosi che custodiscono tracce di civiltà neolitiche. Un vino che guarda al mondo con ambizione, capace – nelle intenzioni della proprietà – di confrontarsi con i grandi bianchi internazionali senza perdere la propria identità. Perloro, invece, è un Monica elegante e contemporaneo, pronto a presentarsi sulla scena globale debuttando al Vinitaly con un racconto che affonda le radici nella civiltà nuragica.
Non si tratta solo di nuove produzioni, ma di un cambio di prospettiva: valorizzare ciò che per troppo tempo è rimasto in ombra, restituendo dignità e voce a vitigni che raccontano la Sardegna più autentica. “Sono tesori nascosti”, sottolinea Tolaini, “e il nostro compito è farli conoscere senza snaturarli”.
Nel frattempo, la Cantina Pala continua il suo percorso di crescita. Investimenti, rinnovamento dell’immagine e una squadra che unisce esperienza e nuove competenze delineano una strategia chiara: rafforzare la presenza sul mercato internazionale restando saldamente ancorati al territorio. Accanto a Lia lavorano i figli e un team che rappresenta continuità e innovazione, guidati dalla volontà di costruire valore non solo per l’azienda, ma per l’intera comunità.
Perché è proprio qui, tra queste colline, che il vino smette di essere solo un prodotto e diventa espressione viva di una cultura. E ogni bottiglia, in fondo, è un viaggio: parte da Serdiana, attraversa il mondo e riporta sempre indietro, alle radici profonde di una terra che continua a sorprendere.
Un incontro che affonda le radici nel tempo. “Ho amato questi luoghi molto prima di diventarne parte”, racconta. Già oltre vent’anni fa, infatti, quei vini attraversavano l’oceano diretti verso il Nord America, portando con sé il carattere deciso e autentico della Sardegna. Oggi quel legame si è trasformato in qualcosa di più profondo: una missione che unisce passione, visione e responsabilità.
Per Tolaini, il vino è racconto, identità, cultura. È il modo più diretto per entrare in contatto con l’anima di una terra ancora in parte inesplorata, ricca di sfumature e potenzialità. In questo percorso, tradizione e innovazione non si contrappongono, ma convivono: da una parte il rispetto per una storia iniziata nel 1950 con la famiglia Pala, dall’altra uno sguardo contemporaneo fatto di sostenibilità, ricerca e attenzione alla biodiversità.
È proprio da questa visione che nascono nuove sfide enologiche. Accanto ai grandi protagonisti dell’isola, come Cannonau e Vermentino, l’attenzione si sposta su vitigni meno conosciuti ma profondamente identitari: Nuragus e Monica. Due varietà antiche che diventano oggi simbolo di una rinascita possibile.
Così prendono forma Perlia e Perloro, due etichette che racchiudono il senso di questo progetto. Perlia è un Nuragus in purezza che nasce tra le vigne storiche di Is Crabilis, su terreni calcareo-sabbiosi che custodiscono tracce di civiltà neolitiche. Un vino che guarda al mondo con ambizione, capace – nelle intenzioni della proprietà – di confrontarsi con i grandi bianchi internazionali senza perdere la propria identità. Perloro, invece, è un Monica elegante e contemporaneo, pronto a presentarsi sulla scena globale debuttando al Vinitaly con un racconto che affonda le radici nella civiltà nuragica.
Non si tratta solo di nuove produzioni, ma di un cambio di prospettiva: valorizzare ciò che per troppo tempo è rimasto in ombra, restituendo dignità e voce a vitigni che raccontano la Sardegna più autentica. “Sono tesori nascosti”, sottolinea Tolaini, “e il nostro compito è farli conoscere senza snaturarli”.
Nel frattempo, la Cantina Pala continua il suo percorso di crescita. Investimenti, rinnovamento dell’immagine e una squadra che unisce esperienza e nuove competenze delineano una strategia chiara: rafforzare la presenza sul mercato internazionale restando saldamente ancorati al territorio. Accanto a Lia lavorano i figli e un team che rappresenta continuità e innovazione, guidati dalla volontà di costruire valore non solo per l’azienda, ma per l’intera comunità.
Perché è proprio qui, tra queste colline, che il vino smette di essere solo un prodotto e diventa espressione viva di una cultura. E ogni bottiglia, in fondo, è un viaggio: parte da Serdiana, attraversa il mondo e riporta sempre indietro, alle radici profonde di una terra che continua a sorprendere.












