Partecipato evento sostenuto dell’Intergruppo Parlamentare “Insieme per un impegno contro il cancro” della Camera dei Deputati, ieri si è svolta un’occasione di incontro tra clinici e associazioni dei pazienti con l’intervento dei rappresentanti delle Istituzioni nazionali, regionali e locali, che si sono confrontati su questa neoplasia considerata priorità di salute pubblica, che necessita di risposte coordinate sul territorio.
Nella regione Sardegna il tumore della mammella è la neoplasia più frequente tra le donne, rappresenta il 31% di tutti i tumori femminili, con una incidenza di oltre 1.600 nuovi casi all’anno, ma anche una elevata capacità di cura grazie alla diagnosi precoce, tanto che la sopravvivenza a 5 anni si attesta attorno all’85%. Si stima che nell’isola vi siano circa 15.000 donne che convivono con una pregressa diagnosi di carcinoma mammario. I dati sono abbastanza in linea con la media nazionale, sebbene si registri una lieve crescita della patologia; purtroppo, nella regione l’adesione allo screening mammario risulta ancora inferiore rispetto a quanto avviene sul territorio nazionale.
In quest’ottica, si è tenuto a Cagliari presso l’UNA HOTELS T Hotel, l’evento aperto al pubblico “Tumore al seno: perché parlarne può salvare la vita?” promosso da Salute Donna e Salute Uomo con il contributo non condizionato di Novartis e il sostegno dell’Intergruppo Parlamentare “Insieme per un impegno contro il cancro”
“Parlare di tumore al seno significa salvare vite: la prevenzione non è uno slogan, ma il primo atto di cura e una priorità politica che questo Governo ha rimesso al centro dell’agenda sanitaria nazionale, con più risorse, più programmazione e più attenzione agli screening – così si esprime l’On. Ugo Cappellacci, Presidente XII Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati – il nuovo Piano Nazionale della Prevenzione 2026-2031, approvato pochi giorni fa, conferma questa direzione e rafforza l’obiettivo di rendere gli interventi più omogenei su tutto il territorio nazionale. L’estensione dello screening mammografico alle donne tra i 45 e i 49 anni e tra i 70 e i 74 anni è una misura concreta, che ho sostenuto fin dalla mia proposta emendativa alla legge di bilancio 2024 e che il Governo ha poi trasformato in norma e in servizio reale per le cittadine. Ora il passo successivo è garantire percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali uniformi, perché dopo lo screening ogni donna deve trovare una rete capace di accompagnarla dalla diagnosi alla cura, senza disuguaglianze territoriali”.









