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Addio Gigi, il più sardo di tutti: un legame difficile da spiegare che mai potrà essere spezzato

di Sara Panarelli
23 Gennaio 2024
in cagliari, il-diavolo-sulla-sella, sardegna

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Addio Gigi, il più sardo di tutti: un legame difficile da spiegare che mai potrà essere spezzato

Beati i popoli che non hanno bisogno di eroi. Ma non se l’eroe è lui. Non se l’eroe è il mito, l’inarrivabile, il gigante che della Sardegna ha fatto la sua terra e dei sardi il suo popolo. Non se l’eroe è il fratello di tutti. Non se l’eroe è Gigi Riva.

Difficile, per chi arriva da fuori, capire il rapporto fra i sardi e Gigi Riva. Difficile perché è un rapporto talmente esclusivo e speciale che esclude il resto del mondo. La Sardegna è la sua casa, lui è il sardo al primo posto nel cuore di tutti. Lui che la Sardegna l’ha scelta, con l’ormai leggendario no ai miliardi della Juve, e i sardi che l’hanno fatto diventare il loro simbolo nel mondo. Perché in fondo Gigi Riva aveva le caratteristiche dei sardi: poche parole, molta concretezza, riservato, essenziale.

Per capire il rapporto fra la Sardegna e Gigi Riva basta fare un salto alla Unipol Domus. In migliaia, in silenzio. Una fila composta, silenziosa, chiusa in un dolore sincero. Qualcuno porta corone di fiori, qualcun altro bandiere del Cagliari, altri ancora la sciarpa rossoblù. In pochi hanno voglia di parlare. Occhi lucidi e abbracci, a consolarsi a vicenda per aver perso quello che è l’inarrivabile mito,  il Rombo di Tuono amatissimo dal suo popolo, tradito da una malattia al cuore e morto ieri a 79 anni. Se n’è andato in silenzio, come ha vissuto, in punta di piedi: mai sopra le righe, sempre riservato, rispettoso degli altri e geloso della sua privacy.

Per i sardi non c’è altro mito che lo possa eguagliare. E tutti, dalle 14 e fino alle 22 quando chiuderà, per riaprire domattina alle 7 e fino alle 13, vogliono portare il loro saluto. “Sono in fila per Gigi”, dice un omone alto al telefono, spiegando poi che no, non è un parente ma è come se lo fosse. Perché l’affetto che lega i sardi a Gigi Riva va molto oltre il mai replicato scudetto del 1970: l’aveva promesso che quel traguardo ce l’avrebbero fatta a tagliarlo, che avrebbe trascinato la sua gente nella storia, e ha mantenuto la promessa. E questo è tutto, per un popolo per cui la parola data è un irrinunciabile principio di vita. Gigi Riva è un sardo a tutti gli effetti, pur non essendolo, ma essendolo per questo ancora di più.

Questo raccontano le migliaia e migliaia di persone che si sono messe in fila per un saluto rapido, ché i controlli e i tempi sono rigorosi. “Non potevo mancare, lui è stato il parente di tutti noi”, dice una signora con le lacrime agli occhi e la sciarpa al collo. “Impossibile dimenticarlo, lui ora è leggenda e noi ogni giorno lo ringrazieremo per quello che ha fatto”. Tanti bambini, che sanno perfettamente chi è Gigi Riva, che raccontano dello scudetto, che ricordano gol e rovesciate, che sanno che è suo il record di sempre di gol in Nazionale, 35. A lui sarà intitolato il nuovo stadio del Cagliari, ma stanno già impazzando petizioni online per chiedere l’intitolazione del largo Carlo Felice a Cagliari e la sostituzione della statua del re con quella di Gigi Riva, “perché a lui siamo affezionati ed è giusto che sia così”. Suo sarà sempre il tavolo che Giacomo da trent’anni tiene apparecchiato per lui, con tanto di sedia rossoblù e alle spalle poster e foto e sciarpe e striscioni: nel suo ristorante, “La Stella Marina di Montecristo”, nel cuore della Marina, cagliaritani e turisti lo incontravano e lo salutavano, adoranti. “Andava pazzo per gli ossobuchi”, ricorda Giacomo, ma “gli preparavo anche pesce e minestrone. Per me era un padre e un fratello”. Quel posto, entrando subito a sinistra, resterà il suo tavolo, dove nessun altro potrà sedersi, come è sempre stato.

Anche gli Sconvolts rendono omaggio al loro mito, con un gigantesco striscione di plastica bianca affisso alla cancellata dello stadio e una scritta rossa e blu: “Una scelta di vita indelebile. Grazie Gigi!”. E poi i giocatori del Cagliari, con in testa il presidente Tommaso Giulini che invita a seguire il suo esempio, lui che è riuscito a unire un popolo intero, e mister Ranieri, turbato e addolorato da una morte così inaspettata.

All’interno della camera ardente, vietatissimo utilizzare gli smartphone, fare video o foto: la famiglia ha voluto per lui la stessa riservatezza che aveva scelto in vita. Una preghiera, un bacio da lontano a quel volto così familiare, indosso la tuta azzurra della Nazionale degli anni ’60 e una maglietta rossoblù appoggiata sulle gambe. Da un lato c’è la famiglia: i figli Nicola e Mauro e le nipoti Virginia, Ilaria, Sofia, Gaia e Cecilia.  Dall’altro, gli ex compagni dello storico scudetto del 1970, inconsolabili.

Fuori, la gente continua ad arrivare: circa diecimila persone finora, ma aumentano con il passare delle ore, chi esce dal lavoro si precipita da Gigi. Nessuno vuole mancare. E domani, per i funerali alle 16 alla Basilica di Bonaria, si attende una folla oceanica.
In Sardegna è lutto regionale, e a Cagliari lutto cittadino, da ieri e fino alla fine delle esequie: sospesi tutti gli eventi, bandiere a mezz’asta e serrande dei negozi abbassate durante i funerali.

E in fondo qui, nella sua terra, nessuno ha voglia di pensare ad altro.

Tags: gigi rivaSardegna
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