Per lui, da avvocato, è molto più che un mantra, è una certezza. Assoluta e granitica: niente è impossibile. Anzi, dice, faccio questo lavoro proprio perché credo che non ci sia mai una battaglia persa in partenza, perché le migliori cause sono quelle che sembravano impossibili da vincere. Marco Porcu, 37 anni di Fratelli d’Italia, un anno da assessore all’Ambiente nella giunta guidata dall’ormai ex Christian Solinas, e ora candidato del centrodestra alle amministrative del 7 e 8 giugno, ci crede. Gira ovunque, stringe mani, ascolta lamentele, raccoglie suggerimenti, riflette. E progetta la Quartu che, se diventasse sindaco, vorrebbe guidare: bella, fiera, con lo sguardo in avanti. Con lui 12 forze politiche e civiche (Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega, Riformatori, Sardegna al Centro 2020, Alleanza Sardegna, Sardegna Forte, Movimento per Quartu, Centrodestra per Flumini, Liberali Sardi Autonomisti e alle liste civiche Terra e Tradizione e Futura).
Quindi una telefonata, e da lì è cominciata questa avventura.
Si, ero appena atterrato a Parigi per un fine settimana. E mi hanno telefonato per comunicarmi che il tavolo del centrodestra aveva individuato me come candidato sindaco di Quartu: ovviamente lusingato, ho voluto però riflettere qualche giorno, e alla fine ho accettato. Perché le sfide mi piacciono.
E quella di Quartu è una sfida non da poco, il sindaco uscente si candida per la quarta volta e ha sempre avuto forte consenso.
Io invece penso che abbia fatto il suo tempo e che questo allargamento della coalizione sia la spia di forte insicurezza: se fosse sicuro di aver vinto non ne avrebbe bisogno.
Quanto la disturba l’ennesima piroetta del Partito sardo d’azione che ha mollato il centrodestra e torna nel centrosinistra?
Mi dispiace, ma non mi stupisce: sono scelte. E sono scelte assolutamente politiche: non mi convince l’idea di nascondersi dietro liste civiche. La politica è politica. Le alleanze a geometrie variabili esistono, ma i partiti restano centrali, e non mi piace quando i partiti ci sono ma si nascondono dietro simboli civici.
Parliamo di Quartu. Quanto pensa di conoscerla e da dove partirebbe se diventasse sindaco?
A Quartu ci sono nato, ho fatto tutte le scuole e pure tutti i sacramenti, quindi la conosco molto bene. Intanto partirei dalle piccole cose: per esempio, da una squadra di cantiere che intervenga immediatamente su buche, lampadine, marciapiedi. Sono dettagli, ma incidono tantissimo sulla qualità della vita dei cittadini.
Cosa non funziona in città?
La manutenzione delle strade, che sia ordinaria e non straordinaria e limitata alla campagna elettorale, la cura del verde, la sicurezza perché mancano presidi notturni di polizia municipale, il mancato avvio della pianificazione urbanistica, il mancato completamento dell’apertura delle strutture sportive, dello stadio e delle palestre scolastiche. Mancano parcheggi di scambio e in centro, non sono stati avviati i lavori sull’ultima parte della 554 che è di competenza di Quartu.
Quindi lei nel suo programma prevede?
Riqualificazione del triangolo fra piazza Azuni, piazza Sant’Elena e Piazza Mercato, sistemazione del mercato che è uno dei grandi temi perché poi è ovvio che i quartesi vadano al mercato di San Benedetto a Cagliari visto che cade a pezzi, un’area grandi eventi al margine della città, area che abbiamo già individuato, per eventi non di nicchia ma più attrattivi e l’apertura del teatro comunale. E poi, il presidio notturno della polizia municipale, più parcheggi, più manutenzione. Ci sono poi due grandi progetti: un polo cantieristico della nautica che serva tutti i 72 comuni della città metropolitana e l’apertura di un Museo archeologico del Mare nelle ex distillerie Capra, dove esporre reperti arrivati dal mare e con stanze dove allestire installazioni temporanee. Infine, l’avvio del percorso per il riconoscimento dell’area marina protetta di Mari Pintau, che è già zona sic: tuteliamo un’area e ci mettiamo in vetrina.
Il litorale in che stato di salute è?
Pessimo direi. A Flumini i cittadini si sentono abbandonati. Più in generale, il litorale soffre per mancanza di servizi essenziali, dalle strade all’illuminazione: soffre di suo e si porta dietro i problemi della città. Sto girando molto e ascoltando tutti, onestamente non pensavo ci fosse tanto malcontento, è mancato il dialogo con l’amministrazione, invece bisogna avere il coraggio di scendere in strada a prendersi schiaffi.
Quartu città: la sensazione è che fatichi a trovare un’identità che prescinda da Cagliari.
Oggi i quartesi vanno a Cagliari anche per una pizza, dobbiamo cambiare questa dinamica. Mancano elementi di attrazione per restare, si ha la sensazione di essere schiacciati dalla bruttezza, penso al parco chiuso dalle inferriate e al mercato che, appunto, fatica a sopravvivere: invece abbiamo tanto su cui puntare, abbiamo cultura agricola, enogastronomica, folkloristica. Siamo orgogliosi ma oggi manca la ragione per vivere appieno la città, e invece anche i quartieri periferici rinascono se riqualificati.
E ai quartesi cosa vuole dire?
Siamo a un bivio: o guardiamo alla Quartu degli anni ’90 oppure, finalmente, al futuro.












