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Paola, sarda in Veneto che per tornare dal padre malato è costretta a pagare i biglietti a peso d’oro: “Abbandonata dalla mia terra”

“Così funziona la Sardegna matrigna:ti mostra il mare da cartolina, ma se devi spostarti per curare un padre, ti dissangua con voli impossibili”

di Claudia Assanti
19 Settembre 2025
in hinterland, zapertura1

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Paola, sarda in Veneto che per tornare dal padre malato è costretta a pagare i biglietti a peso d’oro: “Abbandonata dalla mia terra”

È una lettera amara quella che Paola Marras pubblica sui suoi social. Paola lavora in Veneto e per tornare dal papà malato è costretta ad acquistare biglietti a peso d’oro per rientrare a casa, a San Gavino.

“Sono sarda, ma per questa terra sono una figlia illegittima”, racconta Paola.

“La Sardegna, la mia terra, invece che madre si comporta da matrigna cattiva: ti accoglie con cartoline e slogan patinati, ma ti volta le spalle quando hai bisogno davvero.Sono rientrata d’urgenza perché mio padre è gravemente malato. Per arrivare ho pagato 125 euro di biglietto e mi è andata persino bene, perché i prezzi salgono come se stessimo volando a New York, non a Verona o Venezia, Cagliari.

Ora devo tornare al lavoro, ma i voli hanno prezzi assurdi, vergognosi, da rapina legalizzata (per lunedì 21 settembre quasi 300 euro, uguale domenica)

Oltre al danno la beffa di essere trattata come estranea e turista senza poter usufruire dei vantaggi della continuità territoriale. “La verità? Non ho la residenza in Sardegna e quindi niente continuità territoriale.Per lo Stato sono una turista. Una turista che corre al capezzale del padre morente. Una turista che paga il biglietto d’oro per abbracciare un genitore invalido. E qui arriva l’altra coltellata: mio padre è gravemente invalido, ma non ha ancora la 104 perché in Sardegna per una visita di accertamento si aspetta oltre un anno.

Un anno di attese per un certificato, un anno di carta bollata mentre la vita reale ti crolla addosso. Un anno senza diritti, senza permessi, senza aiuti.Così funziona la Sardegna matrigna:ti mostra il mare da cartolina, ma se devi spostarti per curare un padre, ti dissangua con voli impossibili;

ti riempie di bandiere e folklore, ma se chiedi un diritto elementare come l’assistenza a un malato, ti mette in fila e ti lascia lì a marcire;

ti vende come “figlio orgoglioso di questa terra”, ma ti tratta come un numero, un peso, un fastidio.

E conclude amaramente: “E intanto chi governa sbandiera la parola continuità come se fosse un regalo.

Ma di quale continuità parlate? Io la continuità la vivo sulla mia pelle: quella di dover scegliere se pagare mezzo stipendio per tornare o rinunciare a stare accanto a chi amo.

La continuità di file infinite, porte chiuse, domande respinte.

La continuità di una Sardegna che ti lascia sola, mentre i politici volano a Roma con biglietti pagati da noi.Non è una storia personale, è la storia di centinaia di sardi che vivono fuori: figli e figlie che rientrano per assistere i genitori, famiglie che aspettano mesi e anni per una pratica, lavoratori che non hanno tutele perché le leggi restano sulla carta.E direi basta.

Basta con la Sardegna matrigna che ci abbraccia nelle canzoni ma ci calpesta nella vita.

Poi, l’appello: “Basta con i biglietti d’aereo da rapina.Basta con gli accertamenti lumaca che negano dignità a chi soffre.

Basta essere cittadini di serie Z. La Sardegna non è solo spiagge e turismo, è fatta di carne e sangue, di madri e padri che invecchiano, di figli che lottano tra un volo e un certificato per non abbandonarli.

E noi non siamo turisti: siamo sardi.

E a una madre vera non si dovrebbe chiedere l’elemosina del diritto.”

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