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La storia di Marta, da 12 anni vive con un dolore cronico: “Un incubo”

di Redazione Cagliari Online
22 Giugno 2017
in area-vasta, hinterland

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Nell’aprile del 2003 una devitalizzazione, perfettamente eseguita, poi l’incubo chiamato  “dolore cronico”, che si rinnova ogni giorno. È la tragica storia di Marta Deidda, 33enne di Villacidro, affetta da una rara patologia che non è stata capita dal principio, e così quelli che dovevano essere interventi risolutivi si sono trasformati in interventi peggiorativi causando un danno irreversibile. “Vorrei solo un centro di terapia del dolore specializzato – spiega disperata Marta – non ho più le forze per andare avanti e quella speranza che mi ha sempre dato la forza ormai ha lasciato il posto alla disperazione“.

La storia. “Mi sono ammalata nel 2003 – racconta la giovane di Villacidro – avevo poco più di vent’anni e studiavo Medicina. Da allora ogni istante della mia vita è accompagnato dal dolore. Dolore centrale da deafferentazione con probabile interessamento dei nuclei trigeminali. Un dolore cronico, terribile e lancinante. Vivo in un incubo che si rinnova ogni giorno e non riesco a risvegliarmi. Forse solo la speranza di star meglio mi ha permesso di arrivare sin qui. Mi basta parlare un po’ per sentire il dolore nella parte destra del viso, come se mi stessero strappando la carne viva: non posso neanche piangere, perché le lacrime che scorrono sulla faccia mi provocano dolore”.

Le cure. “Ho seguito ogni tipo di terapia – aggiunge – e ne ho sopportato gli innumerevoli effetti collaterali, subito tanti interventi chirurgici sulla testa e altrove, alcune volte inutili, altre volte utili ma non nel mio caso, comunque dolorosi e devastanti. Il mio corpo è deturpato da un groviglio di cavi, pompe, stimolatori. Son stata tante volte a un passo dalla morte. Ho girato l’Italia e ogni medico che mi ha preso in cura ha stigmatizzato gli errori terapeutici del predecessore, alimentando un crescendo di speranze che morivano dopo qualche tempo e con esse la loro voglia di interessarsi al mio caso raro e terribile. Nel mio peregrinare incessante e disperato ho incontrato tanti medici e sono grata a quelli che pur sconfitti non mi hanno abbandonata. A quelli che hanno visto nelle mie sofferenze una fonte di reddito rivolgo il mio cristiano perdono. Ma adesso ho paura. Per la prima volta ho paura. Paura che non ci sia spazio per la speranza perché sono un caso troppo difficile, perché nessuno vuole urtare la suscettibilità di un collega, che magari ha, in buona fede, fatto qualche errore”.

L’appello. “Vorrei solo un centro di terapia del dolore specializzato – chiede Marta – dove ci siano i vari specialisti pronti a collaborare tra loro per poter studiare il mio caso cosi da prendersi cura di me. Io non ho più le forze per andare avanti e quella speranza che mi ha sempre dato la forza ormai ha lasciato il posto alla disperazione”.

Tags: dolore cronicoMartavillacidro
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