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Cagliari, il porto che può accogliere il nucleare: nessun piano?

di Redazione Cagliari Online
28 Giugno 2017
in campidano, sardegna

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di Stefano Deliperi- presidente Gruppo di Intervento Giuridico

Dal 3 al 14 ottobre 2016 si svolge l’esercitazione anfibia “Emerald Move 2016”.   Tre portaerei – l’italiana Cavour, la francese Mistral, la spagnola Juan Carlos I – han sostato nel porto di Cagliari, navi e truppe da sbarco italiane, britanniche, turche, olandesi, spagnole.

A S. Stefano, nell’Arcipelago della Maddalena, dopo la penosa figura dell’Amministrazione regionale (il Presidente Pigliaru ha dichiarato la contrarietà, mentre il Servizio Valutazioni Ambientali autorizzava), sono in corso i lavori per la sistemazione dell’approdo militare per le navi di grandi dimensioni, in seguito alla conclusione positiva della procedura di verifica di assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale. 

 

Finora non si ha notizia di recente sosta nei due porti di navi o sommergibili a propulsione nucleare, ma nulla vieta che possa accadere prossimamente.

 

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico onlus e Amici della Terra hanno, quindi, inviato (3 ottobre 2016) una specifica richiesta di informazioni ambientali concernente la necessaria pubblicizzazione e informazione dei piani di emergenza per i rischi di incidente nucleare in favore della popolazione residente a Cagliari e La Maddalena.

 

Non è la prima volta che accade, sempre con risultati abbastanza sconcertanti.

 

Nell’estate 2015 giungeva la risposta (nota prot. n. 48804/2015/P.C. del 28 luglio 2015) del Prefetto di Cagliari riguardo la richiesta di informazioni ambientali inoltrata (15 luglio 2015) dalle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico onlus e Amici della Terra.

 

In primo luogo, veniva implicitamente ammesso che il porto di Cagliari fosse ancora a pieno titolo incluso fra i porti che possono accogliere naviglio a propulsione nucleare (il vecchio elenco è contenuto nel “Piano di emergenza per le navi militari a propulsione nucleare”, Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Protezione civile, luglio 1996).

 

In sostanza. non esisteva alcun piano di emergenza in proposito, perché “solo recentemente la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha diramato il ‘Rapporto Tecnico’ in base al quale potrà esser elaborato il citato Piano”.

 

Quindi, i piani di emergenza per i rischi di incidente nucleare e la relativa informazione della popolazione interessata arriveranno, prima o poi[1].

 

Nessuna risposta ancora in relazione al porto di La Maddalena, ma la situazione dovrebbe essere analoga.

 

Come si ricorda, il decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230 e s.m.i., attuativo delle direttive n. 89/618/Euratom e n. 96/26/Euratom in materia di radiazioni ionizzanti, prevede che lo Stato provveda alla tutela delle popolazioni potenzialmente esposte al rischio di incidenti negli impianti nucleari delle varie tipologie mediante la predisposizione di specifici piani di emergenza (art. 115).         Detto obbligo sussiste anche nei casi in cui il rischio non sia preventivamente correlabile con alcuna area del territorio nazionale, nei casi di impianti situati al di fuori del territorio nazionale, nel corso di trasporti di sostanze radioattive e – in particolare – in caso di incidenti su naviglio a propulsione nucleare in aree portuali.

 

Aspetto fondamentale della predisposizione dei piani di emergenza per i cc. dd. rischi di incidente nucleare è la specifica campagna di informazione (art. 129), a carattere obbligatorio: le informazioni devono, inoltre, le informazioni devono essere sempre accessibili al pubblico e devono essere fornite senza che la popolazione debba richiederle.     La popolazione deve, inoltre, essere regolarmente informata e regolarmente aggiornata sulle misure di protezione sanitaria a essa applicabili nei vari casi di emergenza prevedibili, nonché sul comportamento da adottare in caso di emergenza nucleare (art. 130)[2].

 

Responsabile dell’attuazione dei dispositivi dei piani di emergenza e dell¹informativa alla popolazione previsti dalla legge è il Prefetto territorialmente competente, che si avvale di un Comitato del quale fanno parte i rappresentanti delle Forze dell’ordine, dei Vigili del Fuoco, del Servizio sanitario nazionale, del Genio civile, dell’Esercito, della Marina, dell’A.P.A.T., della Regione interessata e degli Enti locali.    Il Dipartimento della protezione civile presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri deve essere costantemente aggiornato sui piani di emergenza locali  e loro eventuali modifiche per potere coordinare eventuali emergenze di vasta scala che coinvolgano più Regioni.

 

In seguito a precedente istanza (21 marzo 2005) rivolta dalle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico onlus e Amici della Terra, erano pervenute le seguenti risposte:

 

*  il Prefetto di Cagliari (nota prot. n. 0500187/12.B.1/Gab. dell’11 aprile 2005) aveva reso noto che “la Marina Militare – Comando Militare Marittimo Autonomo in Sardegna – Ufficio Operazioni/Difesa, in base alle indicazioni dello Stato Maggiore … , ha comunicato che non sussiste alcuna necessità di pianificazione di emergenza relativa a navi a propulsione nucleare e della conseguente comunicazione della medesima alla popolazione.    Questo in quanto la rada di Cagliari non sarà più compresa nell’elenco dei punti di approdo nazionali impiegabili per la possibile sosta di unità a propulsione nucleare”;

 

*  il Prefetto di Sassari (nota prot. n. 2847/AREA III^/Prot.Civ. dell’8 aprile 2005) aveva, invece, reso noto che “il piano di emergenza esterna per l’arcipelago della Maddalena … di recente definito è attualmente oggetto di una specifica illustrazione agli organismi interessati alla sua attuazione” per consentire la condivisione delle procedure attuative.    Successivamente “si prevede che a breve … verrà assolta la finalità di garantire alla popolazione, secondo prefigurate linee di indirizzo, sia l’informazione preventiva sui casi di emergenza prevedibili, sia l’informazione sul comportamento da adottarsi nelle ipotesi di una concreta effettività dell’emergenza”, pur non esistendo tuttora indicazioni da parte della prevista Commissione permanente per l’informazione né lo specifico decreto attuativo. 

 

  Giustamente si ritiene che “un’efficace risposta di protezione civile a qualsivoglia previsione di emergenza” discende dall’adeguata informazione preventiva e dall’opportuna conoscenza delle norme comportamentali da seguire in casi di emergenza.

 

Nel maggio 2005 il Prefetto di Sassari aveva consegnato la voluminosa copia del piano di emergenza per i rischi di incidente nucleare derivante dalla presenza dei sottomarini U.S. Navy a propulsione nucleare di S. Stefano, nell’Arcipelago della Maddalena, ai Comuni interessati (La Maddalena, Palau, S. Teresa di Gallura ed Arzachena).    Nel novembre 2005 il piano venne presentato a porte chiuse presso il Comune di La Maddalena, ma venne ritenuto inadeguato e inattuabile dall’Ente locale. Per la dovuta informazione alla popolazione ancora non risulta nulla di concreto, sebbene il pericolo principale fosse determinato dalla presenza dei sommergibili a propulsione nucleare dell’U.S. Navy, la cui base d’appoggio non è più operativa dal 2008.

 

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico onlus e Amici della Terra chiedono a gran voce una rapida predisposizione e operatività di piani di emergenza per i porti di Cagliari e La Maddalena e sulle necessarie campagne di informazione della popolazione interessata. 

 

 

Tags: Cagliarinucleare
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