Polemiche a valanga su Roberto Saviano, lo scrittore campano che ha osato dire in un video pubblicato sui suoi social quello che tutti sappiamo: ovvero, che una parte della criminalità sarda, in particolare di quella barbaricina, si dedica volentieri all’assalto ai portavalori fuori e dento l’isola. Altro gruppo specializzato in questo tipo di colpi è quello pugliese, cerignolano precisa lo scrittore.
“L’assalto è avvenuto da parte di una banda di rapinatori sardi – sottolinea, tra l’altro, l’autore di “Gomorra” – lo sappiamo perché un video ha raccolto alcuni momenti dell’azione. E si sentono alcuni banditi con l’accento sardo. I due grandi gruppi – aggiunge Saviano – che in questo momento fanno gli assalti ai portavalori sono sardi e foggiani. Precisamente i cerignolani e dell’organizzatore Garganica e Sassari e Desulo, soprattutto, per le organizzazioni sarde”.
Saviano dunque non ha detto che tutti i sardi o tutti i desulesi fanno gli assalti al portavalori. Ha detto che, ed è facilmente dimostrabile, le bande provengono da quei due ambienti geografici.
Eppure, si è scatenato l’inferno, fuori e dentro i social, tanto da far diventare le parole di Saviano un caso politico. Salvatore Deidda di Fdi la butta sul conviviale e invita Saviano a Desulo, suo paese d’origine, per uno spuntino, l’attivissimo Michele Pais della Lega pretende scuse immediate, il sindaco di Desulo Gian Cristian Melis si affretta a precisare l’ovvio, ovvero che un gruppo di criminali non identifica una popolazione.
Insomma, un totale e insensato delirio in cui l’unico a riportare lucidità è don Gaetano Galia, cappellano del carcere di Sassari che giustamente invita acontestualizzare le parole dello scrittore, il cui pensiero, spiega su Facebook, “dice una realtà molto ovvia. In Sardegna non si è mai sviluppata l’organizzazione di tipo criminale mafiosa, camorristica, ‘ndranghetistica, tipica del sud Italia. E Saviano lo spiega. Poi Saviano mica sta dicendo che tutti sardi sono criminali. Dai, impariamo a leggere ciò che dice l’altra persona, invece che partire in quarta in maniera istintiva. Siamo permalosi, ma cresciamo Dio mio”, conclude saggiamente il sacerdote.