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Andrea, l’infermiere guarito torna a Serramanna tra gli applausi come un eroe: “Cosi ho sconfitto il virus” (VIDEO)

di Valeria Putzolu
22 Maggio 2020
in area-vasta, zapertura

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“Così ho sconfitto il virus e sono tornato dalla mia famiglia”.  Sono le prime parole di Andrea Tuveri, 45 anni di Serramanna, infermiere di professione, che ad aprile ha contratto il covid-19 e, dopo diverse settimane di ricovero, è finalmente rientrato a casa. Ad accoglierlo la moglie, i figli e una folla in festa che ha gioito nel vedere l’uomo scendere dall’ambulanza.
Accolto come un eroe, perché eroe è: ha continuato a svolgere il suo lavoro, con la stessa professionalità e, soprattutto, umanità, nonostante sapesse già che quasi certamente il suo imminente futuro fosse già scritto. Erano i primi giorni di aprile quando, una volta a casa dopo il turno di lavoro, Andrea si accorge di avere la febbre. Aveva già capito che, forse, era arrivato il “suo turno”. Immediatamente si attivato per tutti gli accertamenti: il giorno dopo si è sottoposto al tampone e dopo poche ore l’esito che conferma la positività al covid-19. “Non avevo dubbi che l’esito fosse positivo – racconta l’uomo – perché nel mentre avevo perso anche il gusto e l’olfato”.
In isolamento domiciliare, nei giorni seguenti la situazione si aggrava: nonostante la saturazione dell’ossigeno fosse buona, Andrea avvertiva “qualcosa di strano”. Si è recato in ospedale con la propria automobile e una volta arrivato le sue condizioni si erano ulteriormente aggravate: insufficienza respiratoria acuta e diagnosi di polmonite interstiziale. “Volevano intubarmi e portarmi in rianimazione ma ho esitato un po’. Mi hanno proposto allora la maschera full face e durante la notte i valori sono per fortuna migliorati. Il mio pensiero è sempre stato rivolto alla mia famiglia che fortunatamente è risultata negativa. Pian piano ho lottato per riprendermi e alla fine ce l’ho fatta”. Un male che lascia letteralmente senza fiato, che fa perdere il controllo di tutto il corpo. “Ho un fisico forte e robusto. In tre giorni mi sono visto svuotato. Non accetto chi esprime ancora che il covid-19 sia una semplice influenza. Non lo è: ho molta esperienza alle spalle e sinora non ho mai visto una cosa del genere “. Le settimane in cui Andrea è stato ricoverato, ha condiviso la stanza con un suo coetaneo, attualmente ancora degente, per il quale si è prodigato, nelle sue possibilità, per assisterlo, non rinunciando alla vocazione, al suo altruismo, al suo” essere infermiere” nemmeno durante il suo ricovero. “Solo quando vedrò la sua foto insieme alla sua famiglia sarò veramente felice”.
Andrea precisa che vuole “mettere a disposizione la sua esperienza per sensibilizzare le persone, perché è dura, non è una passeggiata”. Siamo nella cosiddetta Fase 2, in bilico tra il ritorno alla normalità e quello di sprofondare nuovamente nel lockdown. “La precauzione più importante è quella di conoscere: è successo a me e può accadere a tutti. Bisogna stare attenti poiché è un male difficile da scacciare”.
Ora è a casa, in isolamento precauzionale anche se negativo ai tamponi. Rimarranno impresse le immagini del suo rientro a casa, “accompagnato da Elisabetta, carissima collega”, accolto con tanto affetto dalla famiglia, dagli amici, dai suoi compaesani che hanno fatto il tifo per lui.
Tags: andrea tuveriserramannavirus
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