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Salute mentale, silenzio della Regione sulle politiche sanitarie

di federica-lai
21 Giugno 2017
in campidano, sardegna

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“L’assessore alla Sanità della Regione Sardegna, Luigi Arru, non risponde alle lettere  né alle richieste formali di incontro – denuncia Gisella Trincas, presidente dell’Asarp – Forse non sa cosa dire sulle questioni della salute mentale e si comporta come i suoi predecessori della Giunta Cappellacci”. Le associazioni dei familiari rappresentate dall’Unasam, l’unione nazionale delle associazioni per la salute mentale, compresa l’Asarp, terranno a Roma il 15 ottobre un seminario di incontro e di confronto con le massime autorità istituzionali nazionali sulle questioni della salute mentale.

Un treno senza conducente. La metafora più efficace per descrivere l’assenza di politiche sanitarie della Regione Sardegna nel sistema della salute mentale. Una situazione intollerabile rappresentata dal silenzio del nuovo governo regionale. La denuncia parte dalla lettera dell’associazione sarda per l’attuazione della riforma psichiatrica indirizzata al Presidente Pigliaru e l’assessore alla salute Arru. Una lettera che fa il punto sulle criticità locali indicando precise proposte e rivendicando: “scelte economiche coraggiose finalizzate a garantire, su tutto il territorio regionale, servizi sanitari e sociali di qualità ed efficacia, orientati a percorsi di guarigione e di empowerment”.

Ambulatori o Centri di salute mentale? Gisella Trincas, presidente dell’Asarp, denuncia l’assoluta mancanza di percorsi di cura personalizzati orientati alla guarigione e alla presa in carico globale: “I servizi di salute mentale si sono ridotti a pura attività ambulatoriale con visite periodiche finalizzate al controllo e alla prescrizione farmacologica”. Non è la prima volta che l’associazione dei familiari più rappresentativa in Sardegna sollecita le ASL sarde e la Regione ad assicurare sostegno alle circa 30.000 persone in carico ai servizi di salute mentale. Purtroppo senza alcun risultato concreto.

Guarire si può, ma con casa, lavoro e affetti. Un’immagine desolante rappresentata dalla maggior parte dei servizi di salute mentale in Sardegna, dove come dichiara la presidente Asarp: “operano ambulatori psichiatrici aperti qualche giorno alla settimana, con pochissimi operatori sprovvisti di strumenti operativi, impossibilitati a costruire percorsi di cura riabilitativi, impossibilitati a garantire interventi domiciliari tempestivi e continuativi”. I servizi di salute mentale sardi sono fortemente improntati più all’aspetto medico farmacologico piuttosto che sui percorsi riabilitativi e di inclusione sociale. L’Asarp propone alla nuova giunta regionale un cambio radicale di rotta che rafforzi e valorizzi le risorse umane, finanziarie e culturali indirizzate alla restituzione di una vita normale fatta di lavoro, di casa e di relazioni affettive.

Le leggi stravolte. In Sardegna si era avviato, durante la Giunta Soru, un processo di profondo cambiamento culturale nei servizi di salute mentale, nel pieno rispetto delle leggi esistenti. Ma come denuncia la lettera: “Questo processo si è drammaticamente interrotto durante la Giunta Cappellacci e la gestione della sanità pubblica da parte degli Assessori Liori e De Francisci. Da oltre cinque anni, quindi, i servizi territoriali di salute mentale si sono impoveriti di risorse umane e finanziarie, e le pratiche coercitive hanno ritrovato legittimazione nei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura. Le norme regionali e nazionali sono state completamente disattese e stravolte”.

Meno attesa e più interventi mirati. Gli operatori dei servizi fanno ciò che possono, ma ciò che possono è veramente troppo poco rispetto alla molteplicità e complessità dei bisogni espressi da chi soffre tutti i giorni dell’anno, e il cui carico assistenziale ed emotivo grava prevalentemente sulle famiglie. Per questi motivi l’associazione Asarp rivendica: “un cambio di atteggiamento dei servizi di salute mentale, come indicato dal Progetto Obiettivo Nazionale della Salute Mentale non più incentrato sulla cosiddetta attesa (aspettare che l’utente arrivi in ambulatorio), ma mirato ad intervenire attivamente e direttamente nel territorio in collaborazione con le associazioni dei familiari e del volontariato, con i medici di medicina generale e con gli altri servizi sanitari e sociali”.

Tutelare la salute senza legare le persone. Un cambio di atteggiamento necessario in quanto oggi è molto difficile, per i familiari, ottenere una normale visita domiciliare anche in presenza di situazioni difficili, che riguardano appunto le persone che non vogliono andare nei centri di salute mentale Di norma gli interventi domiciliari vengono effettuati esclusivamente per attivare trattamenti coercitivi come il TSO e l’ASO, disattendendo le indicazioni delle norme attualmente in vigore. L’umanizzazione delle cure passa anche attraverso i luoghi della cura, Gisella Trincas propone infatti l’abbandono di qualunque pratica coercitiva come: “legare i pazienti ai letti e tenere le porte chiuse a chiave impedendo il libero movimento delle persone”.

Più psicologi e assistenti sociali. L’associazione dei familiari entra nel merito della presa in carico delle persona con disturbo mentale chiedendo che venga garantita da una equipe multidisciplinare che deve prevedere necessariamente la figura dello psicologo e dell’assistente sociale, poiché come denunciato dall’associazione: “di norma, non viene garantito neppure su richiesta della persona direttamente interessata o della sua famiglia, costringendo gli stessi a rivolgersi a psicologi privati con notevole aggravio del bilancio familiare”.

Servizi aperti 24 ore e 7 giorni su 7. Per l’associazione dei familiari di Via Romagna: “la scelta dell’organizzazione dei servizi territoriali di salute mentale deve basarsi sulle 24 ore e 7 giorni su 7, con relativi posti letto di accoglienza temporanea, deve ritornare centrale e prioritaria se si vogliono dare risposte tempestive e adeguate ai bisogni di salute mentale dei cittadini”.

Familiari e utenti protagonisti. Concludendo la lettera, l’Asarp chiede alla Giunta Pigliaru la partecipazione delle associazioni dei familiari e degli utenti alla programmazione dei servizi di salute mentale, al monitoraggio e alla verifica: “Chiediamo la riattivazione della Commissione Regionale Salute Mentale e l’attivazione in ogni Dipartimento di Salute Mentale delle Conferenze di partecipazione”.

Tags: riforma psichiatricasanitàSardegna
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